|
Queste
operazioni, per una antica usanza, si fanno al mattino prima dell'alba o al
tramonto dopo il calare del sole, senza compenso in soldi e, per chi se lo
poteva permettere, solo offerte in caffè, zucchero o biscotti.
Lungo le scale, incontro fret- tolosi ragazzi che portano sul capo dei
tegami neri con dentro, avvolte in un sacco, delle piccole pagnotte di
pane, le semmolelle (impasto di farina, sale, acqua e lievito), e
camminando danno la carat- teristica voce "Chi vò 'a s...mmulella".
Più giù, appoggiati a dei banchetti, alcuni operai lavorano su delle
strutture di legno, sono della ditta "Del Gatto", le stanno
addobbando con delle luci: sono le luminarie di cui Torre del Greco è
famosa.
In fondo alle scale, sulla sinistra, c'è Gaetano Privato e la moglie
Carlotta Scala con la salumeria e 'u puosto di frutta e ortaggi riparato
da un tendone; dirimpetto, nello spiazzo af- fianco alla ferrovia, ci sono
due magazeni (munazzeri) con altri operai intenti a costruire le
luminarie, sulla destra nella ampia piazza di Largo Gabella del Pesce vedo
la fontanella pubblica addossata al muro della ferrovia e, vicino, altri
operai della ditta "Del Gatto".
Mi accingo a passare il ponte della strada ferrata, "Passa pu pont
grand, pecchè 'u piccirillo ci stanno i zingari", grida mia madre
timorosa, guardandomi dal balcone; da lontano mi fermo a guardare gli
zingari che, sotto al ponte, stanno
|

Scale Largo Gabella del
pesce
Interno di un palazzo di
Corso Garibaldi
|
|
forgiando,
con maestria, chiodi ed altro materiale per conto dei cantieri navali. I
due ponti appartengono alla Ferrovia dello Stato, e guardo incuriosito e
meravigliato il transito del treno a vapore con il caratteristico rumore
CICCIAFU' - CICCIAFU'; passato il ponte, sulla sinistra, c'è la fabbrica
delle riggiole della famiglia Balzano.
Sul lato destro dello spiazzo stanno costruendo delle barche, sono dei
gozzi tradizionali della famiglia Ruotolo detta "Calabrese";
vicino, c'è la famiglia Sardella, specializzata nel ramaglio delle reti.
Siamo giunti vicino alla riva del mare; c'è un piccolo scalo naturale,
con una sorgente d'acqua, dove approdano alcune barche di pescatori, ma
vedo un via vai di gente, grosse auto, taniche e grandi barche: sono i
contrabbandieri di benzina!
M'incammino per il Corso, sulla sinistra vedo Ciro Sorrentino "Giro
'u ciclist" in atto a riparare biciclette e le prime Vespe Piaggio e,
vicino, due cani lupo che sembrano fargli da guardia. Dirimpetto c'è la
cantina di Sciampagna con dentro alcuni clienti. Vicino c'è una
fontanella e nel palazzo che fa angolo abitano le "maestre",
delle insegnanti private che intrattengono i bambini e insegnano i primi
segni alfabetici e matematici ('a mazzarella, 'u roccocò e a tabbellina),
le chiamano le "Zingarelle".
Continuo a camminare e arrivo all'incrocio dove si costruisce il famoso
altare di fabbrica, sono nei pressi della Scuola, un nobile edificio
decaduto dell'Ottocento della famiglia Musmarra poi Violante; la scuola è
al 1° piano e vi sono aule con porte e finestre che affacciano su un
grande terrazzo, c'è un via vai di ragazzi irrequieti, con il grembiule
nero e quaderni con copertine nere; ogni classe è formata da 40 alunni.
Il maestro un giorno domandò a mia madre se a casa avessimo porte o
finestre, "Le porte!" fu la risposta; "Ah si! ma allora
perché, riprende il maestro, quando suona la campanella questi escono
tutti dalla finestra?"
Vedo passare tra i banchi una grassa signora, è la bidella con un
bottiglione pieno d'inchiostro che versa nei calamai che sono incastrati
nei banchi (scriviamo con la penna a pennino schiano in brutta e a
cavallotti in bella) e, verso il maestro, borbotta che li aveva da poco
riempiti, "Questi inguacchiano tutto!" dice, al termine,
spazientita.
|