Carlo Boccia 

 

 Nei ricordi    pag. 2
Abbasc' a mmare

Queste operazioni, per una antica usanza, si fanno al mattino prima dell'alba o al tramonto dopo il calare del sole, senza compenso in soldi e, per chi se lo poteva permettere, solo offerte in caffè, zucchero o biscotti.
Lungo le scale, incontro fret- tolosi ragazzi che portano sul capo dei tegami neri con dentro, avvolte in un sacco, delle piccole pagnotte di pane, le semmolelle (impasto di farina, sale, acqua e lievito), e camminando danno la carat- teristica voce "Chi vò 'a s...mmulella".
Più giù, appoggiati a dei banchetti, alcuni operai lavorano su delle strutture di legno, sono della ditta "Del Gatto", le stanno addobbando con delle luci: sono le luminarie di cui Torre del Greco è famosa.
In fondo alle scale, sulla sinistra, c'è Gaetano Privato e la moglie Carlotta Scala con la salumeria e 'u puosto di frutta e ortaggi riparato da un tendone; dirimpetto, nello spiazzo af- fianco alla ferrovia, ci sono due magazeni (munazzeri) con altri operai intenti a costruire le luminarie, sulla destra nella ampia piazza di Largo Gabella del Pesce vedo la fontanella pubblica addossata al muro della ferrovia e, vicino, altri operai della ditta "Del Gatto".
Mi accingo a passare il ponte della strada ferrata, "Passa pu pont grand, pecchè 'u piccirillo ci stanno i zingari", grida mia madre timorosa, guardandomi dal balcone; da lontano mi fermo a guardare gli zingari che, sotto al ponte, stanno


Scale Largo Gabella del pesce


Interno di un palazzo di Corso Garibaldi

forgiando, con maestria, chiodi ed altro materiale per conto dei cantieri navali. I due ponti appartengono alla Ferrovia dello Stato, e guardo incuriosito e meravigliato il transito del treno a vapore con il caratteristico rumore CICCIAFU' - CICCIAFU'; passato il ponte, sulla sinistra, c'è la fabbrica delle riggiole della famiglia Balzano.
Sul lato destro dello spiazzo stanno costruendo delle barche, sono dei gozzi tradizionali della famiglia Ruotolo detta "Calabrese"; vicino, c'è la famiglia Sardella, specializzata nel ramaglio delle reti. Siamo giunti vicino alla riva del mare; c'è un piccolo scalo naturale, con una sorgente d'acqua, dove approdano alcune barche di pescatori, ma vedo un via vai di gente, grosse auto, taniche e grandi barche: sono i contrabbandieri di benzina!
M'incammino per il Corso, sulla sinistra vedo Ciro Sorrentino "Giro 'u ciclist" in atto a riparare biciclette e le prime Vespe Piaggio e, vicino, due cani lupo che sembrano fargli da guardia. Dirimpetto c'è la cantina di Sciampagna con dentro alcuni clienti. Vicino c'è una fontanella e nel palazzo che fa angolo abitano le "maestre", delle insegnanti private che intrattengono i bambini e insegnano i primi segni alfabetici e matematici ('a mazzarella, 'u roccocò e a tabbellina), le chiamano le "Zingarelle".
Continuo a camminare e arrivo all'incrocio dove si costruisce il famoso altare di fabbrica, sono nei pressi della Scuola, un nobile edificio decaduto dell'Ottocento della famiglia Musmarra poi Violante; la scuola è al 1° piano e vi sono aule con porte e finestre che affacciano su un grande terrazzo, c'è un via vai di ragazzi irrequieti, con il grembiule nero e quaderni con copertine nere; ogni classe è formata da 40 alunni. Il maestro un giorno domandò a mia madre se a casa avessimo porte o finestre, "Le porte!" fu la risposta; "Ah si! ma allora perché, riprende il maestro, quando suona la campanella questi escono tutti dalla finestra?"
Vedo passare tra i banchi una grassa signora, è la bidella con un bottiglione pieno d'inchiostro che versa nei calamai che sono incastrati nei banchi (scriviamo con la penna a pennino schiano in brutta e a cavallotti in bella) e, verso il maestro, borbotta che li aveva da poco riempiti, "Questi inguacchiano tutto!" dice, al termine, spazientita.