|
All'uscita,
dirimpetto alla scuola, mi soffermo a guardare "u nostromo" Ciro
Sorrentino, specializzato nella gnommatura di funi e cavi d'acciaio, e
all'angolo con via Libertà c'è la bottega di Gennaro à funcella (Cuccurullo),
sempre piena di gente, nella quale, noi ragazzi, ci riforniamo di
materiale scolastico. Faccio un pò di salita e mi avvicino al passaggio a
livello, m'intrattengo e aspetto il passaggio del treno. Vedo in un
casotto un uomo, è Michele Natuzzi.
Il Natuzzi nato a S. Elena in Colle (Bari), da giovane si arruolò nel
corpo della Guardia di Finanza, fu poi trasferito a Napoli e prestava
servizio a Mergellina; lì conobbe Palomba Principia che si recava spesso
a Napoli da una zia. Cupido era in agguato! Nella cornice di uno dei posti
più belli del mondo, sbocciò l'incontro d'amore fra i due giovani.
Principina amava Michele ma nel cuor suo c'era un pò di tristezza, lei
apparteneva a Torre del Greco e lui a Bari anche se prestava servizio a
Napoli, quale sarebbe stato il loro futuro? La distanza era un ostacolo e
poi lui, militare, poteva essere trasferito e con il tempo non si
sarebbero più incontrati. Michele capì la situazione e per il loro
grande amore lasciò la divisa e fece la domanda come "guardastrada
di passaggi a livello" nelle Ferrovie dello Stato; per il suo
curriculum fu assunto avendo come destinazione Torre del Greco. I due si
sposarono ed ebbero 10 figli: Antonia, Rosa, Giulia, Vitantonio I,
Vitantonio II, Anna, Giuseppe (proprietario del ristorante "Lo
Spuntino" al Corso Garibaldi), Romeo, Giovanna e Franco.
Uomo molto serio e impegnato sul lavoro, prende a cuore qualsiasi impegno
gli si da; l'otto dicembre, al passaggio del carro votivo dell'Immacolata
sui binari del treno, lui con un bastone di legno tiene alzati i fili
dell'alta tensione che, data l'altezza del carro, avrebbero fatto da
ostacolo alla statua. Michele Natuzzi è anche un bravo ciabattino,
infatti, costruisce nel tempo libero le scarpe per la famiglia; è sempre
ben distinto ed elegante, è molto severo con i figli; ama la lirica e la
musica, e frequenta spesso il teatro San Carlo di Napoli con una passione
tale che si è costruito un violino che suona con passione; scrive poesie,
commedie e conosce molto bene Shakespeare al punto che ha chiamato due
suoi figli con i nomi di Giulietta e Romeo.
Il 31 ottobre 1958, per una disgrazia, vola al cielo, all'età di sette
anni, il piccolo Romeo; chiuso in se stesso, descrivendovi la sua
disperazione e il suo dolore, compone una poesia scolpita, poi, nella
pergamena marmorea del monumento funebre di famiglia, nel cimitero di
Torre del Greco.
L'Adorazione di una
madre
Manina chiusa
che nel sonno grande
stringevi qualcosa: COS'HAI?
Cos'hai che a vane domande
or muto e silente sei?
Quello che stringevi
niuno saprà mai.
Te l'ha portato l'angelo
il suo dono quella sera
l'alma d'eviscere meo
in seno agli angeli:
sorrider dovea.
Devezzi tuo nel sonno
al cremiun in seno
più non lo stringi.
Un dono..... Oh sommo cielo!
La notte giunta era....
e nessuno potea:
più non c'era il mattino
per te Romeo....
Dormi o figlio
che la tua mamma
con le lacrime ti culla.
CARLO BOCCIA
|