L'artista onirico
Quando si parla di sogni, da noi, vengono in mente due cose: Freud e la cabala,
intesa quest'ultima pure come metodologia del trascendente non disgiunta dal
misticismo; e, penso, non solo nella plaga vesuviana. Ma ciò è troppo
sommario. Approfondiamo.
Il fattore onirico non è solo fascinoso, arcano od enigmatico nel senso
letterario classico, ma permea, (come discorso planetario), prima nella fisicità,
ripartendo dalle sensazioni difensive fetali dell'uomo, ripercorrendo idealmente
l'infanzia e via via lungo l'età evolutiva, quindi esplode nella giovinezza,
sfocia ad estuario nelle reazioni sensitive della maturità, soggiacendo ad una
sorta di sensualità e di fisicità irreversibili che quotidianamente
riaffiorano e scompaiono, quindi si rifondono un attimo dopo con l'immateriale.
In molte persone il sogno e la realtà, nella maturità, proseguono
parallelamente per drenare infine come catarsi verso la sublimazione con ogni
sorta di attività umana professionale, artigianale, hobbistica, realizzate, per
dirla in chiave retorica, con il braccio, con la mente e col cuore.
Quindi Freud e cabala si si riferiscono allo stesso fenomeno umano che fonde
psiche e corpo in tutt'uno: il sogno, cioè realtà e fantasia in un solo
concetto.
Il sogno ricorrente sin da bambina della signora Amalia si manifesta nei
personaggi che fuoriescono dalle vecchie foto di famiglia. Un classico, a dire
il vero.
La realizzazione empirica, però, di questo avvenimento con intere famiglie
"riciclate", "recuperate" dall'antico, dal vecchio, dal
perduto, rivela la catarsi spirituale di una donna estremamente sensibile alle
problematiche epocali tra cui l'inquinamento ambientale, quello fisiologico dei
paradisi artificiali e quello etico compromesso, in materia di recupero
materiale e spirituale. Ella è per di più residente in un Olimpo di
artisti qual è la sua abitazione, in prossimità delle Suore Battistine in
Torre del Greco.
Amalia non parla di gruppi familiari, di bamboline, di pupazzetti, ma di
personaggi reali vivi e palpitanti.
Le suggestive composizioni di personaggi che potete osservare nelle foto sono
essenzialmente realizzate con cascami di vecchi indumenti o stoffe da macero, da
ella detti "RITAGLI". Amalia grida il messaggio del riciclo del
vecchio in nuovo. L'apologia del corso e ricorso storico. La continuità
materiale e spirituale senza misura e senza tempo, senza intervalli geologici o
storici, senza più crolli totali e palingenesi.
V'è una estrema poesia in questo concetto apparentemente empirico e addirittura
pragmatico: il vago l'evanescente, l'indefinibile che si evince dal concetto di
bambola statica, inanimata prende corpo e soffio di vita in una sorprendente
rinascita. Non solo per la signora Amalia, ma anche per diversi visitatori di
questi capolavori di implicità e significanza, questi teneri, enigmatici,
prodigiosi soggetti non sembrano animati, ma si lasciano vedere
animati.
Qualcosa che va al di là della suggestione o dell'ubbia. Un recupero fisico
vero, reale e non realistico, vivo e palpitante, come è vera l'inesistenza di
un confine tra la realtà e la fantasia anche quando si parla di amore. Realtà
e fantasia si fondono nel vero e nel metaforico e attingono i lontani puerili
candori e le purezze, oggi sotto il giogo di nostalgiche reminiscenze,
prigionieri di svigorimento ed inabilità per l'inevitabile dissoluzione di
benessere e letizia, destinati a sparire con la lucida, scientifica, devastante
consapevolezza del finire delle cose; e soprattutto del nostro inevitabile
finire.
Quindi un messaggio di recupero della materia utile ed attuale, che coinvolge e
sottintende, però, il recupero più nobile e sublime della psiche, della
felicità come salute mentale, come infinibilità dell'amore.
Amalia Vernacchia per certi aspetti ha realizzato in oggetti l'assunto del
famoso romanzo di Oscar Wild: "Il ritratto di Dorian Gray". L'eterno
dilemma della finibilità che può non finire se lo vogliamo?
Luigi Mari
RITAGLI
Ritagli di pensieri, di ricordi, che si tramutano per incanto, in ritagli
luccicanti di vecchie stoffe che ricoprono corpi inesistenti di piccole bambole
in cornice. Ritagli di sogni mai realizzati; ritagli di dolori, di sofferenze
che sono in altri tempi sfociati nell'angoscia ed ora, nella maturità, spingono
come in un miracolo la mia mente e le mie mani a creare piccoli grandi cose.
Bella la mamma che partorisce il suo prezioso bambino, ma bello è anche
partorire le cose, quelle fatte da noi, che sono all'interno di noi e spingono
al pari di un bambino che sta per vedere il mondo. Innamorata per sempre della
vita e del creato.....
Amalia Vernacchia
UN GIORNO IN PIAZZETTA
al mercato delle vecchie stoffe
Mi reco al mercato con la straordinaria sensazione di trovare sulle bancarelle
qualcosa di antico come... la mia infanzia, di luccicante come... la fantasia
dei miei pensieri, di ...profumata essenza del vissuto. Affondo le mie mani
nell'affascinante mucchio di stoffe ubbidienti e seducenti, ed è qui che si
concretizza il sogno: Astraggo... accoppio... prendo... lascio... riprendo...
vado via. M'incammino con Lucio nei "Giardini di Marzo", nelle sue
"Emozioni", nelle innocenti evasioni...e...disegno le cose. E poi...
lavo..., stiro, taglio, stropiccio, incollo le morbide ed ondeggianti stoffe
colorate e poi... ancora taglio i ritagli e...ancora taglio i ritagli dei
ritagli ed ecco che il sogno diventa realtà: Nasce "la sposa", nasce
"la vecchia stella" e poi "la Mata Hari" e poi...e poi... e
poi... Ecco il miracolo della rinascita: La vecchia stoffa si rinnova e diventa
fanciulla. Cari giovani, figli miei, giunga a voi questo messaggio come
stimolante di speranza e di felicità.
Amalia Vernacchia