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I ssignurine d''barcunata

 di Peppe D'Urzo


Al corso Umberto I, prima, durante e dopo l'ultima guerra mondiale, considerato un centro di attivo e continuo commercio, di passaggio con lo "struscio” (viavai in occasione della visita ai sepolcri il giovedì santo, passeggiate serali o festive), v'era (tuttora intatti nel tempo) un balcone, lungo e stretto, detto "'a balconata 'ri figliole", facente parte di un antico fabbricato, la cui entrata era al vico Cirillo n. 1. Il corso era una elegante strada in cui transitava il leggendario tram, uno dei mezzi di comunicazione col capoluogo partenopeo.
Le principali attività lavorative si svolgevano in speciali luoghi o nelle abitazioni della gente: ricamo, sartoria,  corallo (molti bucatori), cammei, bigiotteria. Al ricamo e alle lavorazioni di sartoria erario addette le donne, in particolare giovani. Iniziate ed istruite da esperte sarte dotate di quel pizzico di giusta severità e rispetto, come il copione della vita di allora richiedeva. Il lavoro femminile, dunque, ebbe un notevole sviluppo nella nostra cittadina. Le giovani di quei tempi, oggi avanzate nell'età, hanno ben da ricordare e riferire alle nuove generazioni che mitizzano la figura della donna in ogni luogo e dove.
La festa della donna che si celebra l'8 marzo deve tener conto anche del sudore della fronte e dei sacrifici di coloro che, in pio e religioso silenzio, hanno contribuito allo sviluppo del mondo femminile. La classica ed originale balconata, sempre piena di ragazze e donne in giovane età, prospiciente il corso Umberto I (anticamente detto via Borgo), era un punto di riferimento e di attrazione. Al suo interno abitava la famiglia di Leopoldo Fontanarosa (24 maggio 1888, Torre del Greco, 3 gennaio 1957), (detto "Mastu Leopoldo 'u calafato”. Fatto prigioniero dagli Austriaci nella grande guerra del 1915-18. Quando erano in trincea o andava all'assalto, ad ogni pallottola che gli passava sul capo pregava Iddio di fargli nascere tutte femmine.
Entrò nel Corpo delle Guardie municipali di Torre del Greco (anche il padre, Francesco, detto "'U pupatiello” uomo di bella presenza che attirava a sé lo sguardo delle donne, era guardia municipale), ove vi rimase per qualche anno. Lavorò in seguito come carpentiere e calafato presso i cantieri navali della città. Dall'unione con Luigia Della Gatta, nacquero Serafina ("Fifina1914-1999"), M. Giuseppa ("Geppina”, 1920), Maria ("'A bivella", anticamente "Pivella", donna molto bella, somigliante alla nonna materna, 1924), Anna, ("Annuccia” 1929), Annunziata ("Titina", 1932), Gelsomina "Gemmina”, 1934), Virginia (trasferita a Genova, attualmente a Rapallo), Francesco ("Enzuccio" 1938, ex marittimo-sindacalista, pensionato, attualmente Presidente del Comitato "Torre Nord" di via Tironi).
Capitanate da "Fifina" che imparò il mestiere in via San Giuseppe alle Paludi, si dedicarono anima e corpo, per incrementare le precarie "casse" di famiglia, a questa nobile attività artigianale di taglio e cucito. Lavoravano insieme ad altre "girl," che riempivano di allegria, lusinghiera vanità ed un pizzico di civetteria, quella "loggia" con metallica ringhiera. Non v'era uomo o giovane che vi transitasse senza alzare gli occhi, lanciandovi languidi sguardi. Si consumava, come un rito, l'abituale corteggiamento, a volte con serenate  o canzoni d'occasione.
L’esperto cantore era un certo "Vicienzo 'i pagnuttone" (cameista) che si esibiva per tutto il corso e per fatal combinazione ed attrazione si intrecciarono parecchi fidanzamenti e matrimoni.  "Grazietta" Spagnuolo con Corradino Vincenzo (vigile sanitario, deceduto), "Angelina  'a salumera " con  A. Mennella, "Tittina" con Gianni De Rosa, "Rafele 'u puzuoco"con una certa Luzetti,  ed altre unioni. Si scherzava, si gioiva si piangeva.
Si ricordano i bombardamenti del 1943. Il ricovero in vico Cirillo che ospitava la gente del posto. In esso, in un clima di fame e paura, le donne pregavano. Vennero le truppe che transitarono per corso Umberto I°. I militari sui camion e carri armati lanciavano caramelle cioccolato e sigarette sulla balconata, zeppa di festanti. Le ragazze  finalmente poterono guardare al futuro con serenità e fiducia.

Le foto mostrano corso Umberto I, all'angolo con vico Cirillo fuori la balconata delle sorelle Fontanarosa, dette e ricordate, unitamente ad altre coetanee

Nell'immediata liberazione, si sviluppò anche l'attività di bigiotteria, e “Tittina" ne divenne una esperta lavorante.
Le sorelle Fontanarosa, agli inizi degli anni '70, andarono ad abitare in via Maresca, 41, con consorti e figli, lasciando il natio luogo della
spensierata gioventù. Andando verso Piazza L. Palomba, nel corso Umberto I, si innestano a sinistra il vico Gradini Teatro e i quattro vicoli Orto Contessa, e, a destra, i vicoli Pozzo, Bufale, Pizza, Cirillo e Dirimpetto al Rosario.  Si ricordano i seguenti negozi e personaggi: "Donna Mariuccia” (articoli per sarta), "Raimir" (bancolotto), "Don Pasquale" (tabaccheria), Di Gennaro (camicie, merletti, stoffe; dal 1890 Annunziata), Tammaro Reccia (foto poi occhiali), "Papof” (tintoria), "Teresina 'a chianchera (macelleria), "cantina 'i Gennarino", Boccia ("Vesto le bambole"), "Banchettina" (venditrice di frutta), Mennella (forno-panificio), Perruccí (salumeria), "'A gravunara" (dai capelli rossi), Michele Di Rosa (barbiere), Sessa (pasticceria), "Don Ciro 'dde radio" (radiotecnico, grande tifoso della Turris), "Mammea” (articoli per la casa), "Mastu Gaetano 'u scarparo", "Aitano 'u gravunaro', Iengo, F.lli Dolce (pasticceria), "Austino 'u scarparo” (Spagnuolo Agostino), le cui cinque figlie frequentavano la famosa balconata, "Bettina 'a chianchera", "Aniello 'a sergente" (frutta e verdura), "Angelina 'a salumera", Vincenzo lacomino (salone con docce), "Raffaele 'dda casina" (carne suina), Luigia Della Gatta (sarta di biancheria, deceduta nel 1947), "Mina"(salumeria), "'A signora zellosa" (originaria di Vietri sul Mare, ricamatrice di merletti), "Panzarotto" (vendeva pane, caciocavallo e pere), Romito (bar giorno e notte), salumeria, "Vincenzino 'u cazettaro", Fornito (pizzeria), "Maria 'a modista", "Don Ciro 'dde carte" (affari e commissioni), Gigino Russo (profumeria), "Labrador” (stocco e baccalà),"'U mola-fuorbici" (coltelli e forbici; dall'inizio del 9000), "'U salone 'i Cerasa", "Singer", Amilcare Marariera (foto artistiche), "Giritiello 'u scarparo" (scarpe su misura), Ondeggia (biancheria), una sartoria (titolare non torrese), "'E signurine Teresinelle" (biancheria e stoffe), Balbi (salumeria), Fornito (altra pizzeria), "Vincenzino 'u barbiere" (la moglie 'Rusinella'), "'A cantina 'i Principio", "Erricuccio 'u mbrellaro", Vittorio e Gigino (sarti), Umberto  Nocereto (falegnami; mobili per sposi; sotto 'u purtone 'ì De Marco), "Caterina 'i pezzentella" (frutta e ortaggi); un bancolotto (il gestore non era di Torre del Greco), Giuseppe Scognamiglio (pasticceria), ed altri che non si ricordano.