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Vico Annunziata, alias
"
’u vico 'dde crape"

 Di CARLO BOCCIA 

Se un giorno vi trovaste a passare per via Beato Vincenzo Romano ( 'ncoppa 'a guardia) fermatevi a leggere la targa viaria di Corso Umberto 1°, noterete, e mi ha sempre incuriosito, che sotto c'è scritto "Già, Via Borgo". II borgo è la parte periferica di un centro abitativo (villaggio, paese, città); a Napoli c'è il caratteristico borgo di S. Antonio Abate (un santo Egiziano) chiamato dai napoletani "dint o' buvero". Quindi ciò mi fa pensare che da questo luogo, oggi centro di Torre, in passato incominciava la parte periferia di Torre. Infatti dai libri di storia locale si apprende che qui nel 1400 abitava la contessa Lucrezia D' lagno (ne sono testimoni i quattro vicoli Orto Contessa) ed era scritto come luogo lontano dal centro abitato, che allora consisteva in un piccolo nucleo di case sorto

intorno al castello baronale. Di questo antico borgo sono rimaste lo poche tracce (vedi fosso San Gaetano) le cui case sono sotto il livello stradale, causa l’eruzione del 1749, che ha cambiato con l'invasione del magma la tipologia dei luoghi. Ma se andiamo più avanti e arriviamo all'inizio di via Piscopia, (da Episcopo, territori proprietà del Clero) entrando nel vico Annunziata (u vico’ dde crape) notiamo una via poco conosciuta dai torresi, e dal tipo di costruzione delle case, qui si era già in aperta campagna e si prolungava fino alle falde del Vesuvio. Zone rimaste intatte fino al secolo XIX - XX scorso, quando poi negli anni 50/60 vi fu lo sfruttamento edilizio delle nuove case a monte di Torre.
Qui c'e ancora un edificio non intonacato, costruito con pietra di lava vulcanica, uguale ai ruderi che si trovano nelle zone rurali, con scale estreme, costruite dai contadini. Poi c'è un dedalo di case ad un solo livello, con una piccola corta esterna, ed un androne, dove trovavano riparo masserizie, carri e carrette ed anche animali da soma, mucche ed a fianco l'abitazione dei proprietari o coloni, costruzioni adatte per chi vive di lavori agricoli. Alcune le possiamo ancora vedere sulla via Nazionale a Torre del Greco, nei pressi di via Ponte della Gatta.
II soprannome del vicolo (notare la fantasia popolare di dare un nome ad una località, senza scervellarsi, semplicemente adattare il nome alla caratteristica o usanza del luogo) " 'u vico ‘dde crape" fu dato dalla presenza di greggi di capre che qui dimoravano su un cumolo di
 

           
 

LE FOTO: VICO ANNUNZIATA - FABBRICATO RURALE - FRONTE LAVICO 1794 - SCALA E SUPPORTICO

macerie di un fabbricato, e che, al mattino presto, il capraro "Ciccillo" portava a pascolare, aiutato da un cane e con un bastone, alle falde del Vesuvio, producendo e dando un buon latte. E' lungo il loro percorso le capre lasciavano il segno: i loro escrementi tutto a pallini. Ed ha proposito di questo, quando qualcuno si metteva i guanti, si sentiva dire "Hai piglia i stronzi ‘i pecore a' terra". Dice R. Raimondo, nei suoi "Itinerari Torresi" pag. 159, che questo vicolo si chiamava 1° vico Annunziata, (il 2 ° Vico Annunziata era l'odierna via G. De Bottis ) perchè fino al 1794 collegava la strada regia con la chiesa e il convento dell'Annunziata, allora quasi un eremo, poi interrotto dalla lava del 15 giugno. In fondo al vicolo sulla destra si può vedere il fronte lavico, con una targa a ricordo "15 giugno 1794" posto dalla"Pro loco". Attualmente la via si collega con la strada G. De Bottis tramite delle scale con un supportino. Una curiosità, in questo vicolo molto popolare, siccome si conoscono un po’ tutti, e sono imparentati, ad agosto il signor Stefano Condito organizza, nel vicolo, una festa, una grande tavolata, dove si mangia l'anguria a volontà per tutti.