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Finalmente la svolta che agognavo. Basta, senza generalizzare, con una certa cultura torrese scongelata da collazionatori mediocri che si credono filologi o di fare esegesi con agiografie trite e ritrite o storiografia martoriata dalle deformazioni dei riporti. Alcune volte mi sono vergognato di "peccare" in tal senso pur di tappare un buco storico contestuale al megasito Torreomnia. Ma sarebbe ridicolo se una comune ricerca, libresca, pur se prurale e ripetitiva desse al collazionatore l'appellativo di storico. I libri che citano Torre del Greco, o che ne riportano notizie storiche o archeologiche, sono migliaia. Ma è solo l'estremizzazione di una settorialità, confermano solo la valentìa degli autori antesignani, quelli che parlavano della storia attuale, cioè del loro tempo. E fin qui nulla di anormale se non si evincesse dai lavori assemblati boria ed emulazione di originalità. Ma qualsiasi fatica culturale successiva manipolata e ritrita, talvolta, ripeto, anche dal sottoscritto (non ci nascondiamo dietro al dito) non è storicità, tanto meno storiografia. Si riporta il passato senza interpretazione soggettiva, tattile, con sopralluogo nei siti, solo per appagare il nostro protagonismo, quasi con un senso egemonico di sottomettere culturalmente, come spesso si faceva in passato tra "chi sapeva di latino" e i proletari (il latinorum manzoniano). Per questo, al di là delle ricerche occasionali o didattiche, tali libri sono spesso mediocri e privi di originalità, quando appaiono in pompa magna con rilegature a filo refe, sovraccoperte e collophon e qualcuno addirittura intonso come gli incunaboli. Alcuni tomi addirittura non sono di carattere divulgativo, ma degli approfonditi riporti per gli addetti ai lavori, quindi perdono quasto lato positivo. Voglio dire che sono testi talvolta pure utili per studi e ricerche didattiche, ma spesso sono strutturate nella maniera più tediosa possibile. Non vi è nessuna gradevolezza di stile da cogliere per cui viene precluso a priori il piacere di leggere. Quasi per emulazione montanelliana o gervasiana, per fortuna Raimondo ebbe la felice idea di romanzare, poetizzare gli argomenti e rendere la lettura storica torrese piacevole per tutte le fasce sociali, quindi almeno divulgativa; a memoria d’uomo, a Torre non è frequente leggere testi che attengono all’arte scrittoria avanzata per un motivo semplice, non si fa narrativa, o almeno la si fa all’acqua di rose, perché la vera arte letteraria è la creatività. La storiografia o la speleologia sono scienza. Molti libri locali vanno ad abbellire le suppellettili delle famiglie torresi come oggetti decorativi, e poche persone li sfogliano per conoscere l'origine dei costumi del nostro popolo; i nostri ricercatori soffermati tuttalpiù sulle usanze, sulle tradizioni, in maniera generica, ma nessuno è mai penetrato nel substrato psicologico delle singole personalità, nell'animo popolare specifica di tale o tal'altra famiglia, nei sentimenti dei singoli personaggi torresi vecchi e nuovi. Si è sempre lavorato sul vago, sul generico sul sociale generalizzato relativo all’urbanistica, alle legislazioni ai mutamenti storici. Conosciamo a menadito quanti peli sulla nuca aveva Giuseppina d'Alagno, quante proprietà avevano i Carafa, quante volte al giorno andava... nel cesso Giovanni Caracciolo detto Sergianni; e la cittadinanza? Le spose e le mamma in pena per il loro congiunti sul mare tempestoso? L'angoscia del padri sperduti per anni sugli oceani, in un passato non molto lontano, impotenti di seguire l'età evolutiva dei figli, di beneficiare quotidianamente del calore familiare. Questi possono essere alcuni profili individuali, interiori degli antichi torresi e, come retaggio, di quelli moderni. Perché dalle testimonianze degli attuali anziani, da foto e documenti si può risalire e costruire pure la storia interiore di un popolo. Dei vesuviani, invece, si ripiega al solito con i bravi professionisti quali Rea o Prisco, Compagnoni od Ortese o, in certi tratti, lo stesso Marotta fino al caustico Malaparte. Perché a Torre del Greco non abbiamo mai avuto un vero romanziere, cioè uno scrittore tradotto, di respiro almeno europeo. Sono ben poche le righe di Clotilde Marghieri che stese quando dimorava a Torre. E Leopardi era troppo assorto nei propri tormenti per poter scrutare i sentimenti profondi dei torresi perché era più filosofo e poeta che narratore. Nel suo soggiorno torrese il grande poeta scriveva tenendosi sul generico dei sentimenti soggettivi rendendoli oggettivi, anzi non sopportava alcuni aspetti fastidiosi del caratteriale vesuviano. A TORRE MANCA LA NARRATIVA! I pochi tentativi sono di scarso valore. Filologia, agiografia, storiografia non è scrivere nel senso del bello letterario, dell’arte scrittoria, della creatività. Nella narrativa ci vuole la genialità, il talento, in una parola la creatività. L’arte dello scrivere non si impara sui banchi di scuola. CHE SIA QUESTA LA VOLTA BUONA. VAI FORMISANO, VAI! Luigi Mari i
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