|
N. 6-7
|
|
La sequestra, la custodisce in una cella,
circondata da vetri spessi, chiusa ermeticamente, che può
essere aperta solo dal carnefice, ma questo non avviene mai, se
non attraverso un meccanismo a distanza. Ogni tanto dal soffitto
viene giù dell’acqua, cosa che manda in panico la vittima,
poi cessa, dando alla sua cavia una temporanea sensazione di
sollievo. Lo pseudo esperimento si svolge in posto isolato, la
cella e di pochi metri quadri e nell’arco di 48 ore, segue
I’uccisione automatica della vittima per annegamento. Dopo il
sacrificio umano, il tragico rituale del folle prevede il
candeggio del cadavere, che e cosi reso marmoreo, segno per lui
di purificazione, e I’accoppiamento con esso, attraverso un
complicato meccanismo: si imbriglia con delle catene, applicate
al corpo per mezzo di ganci, conficcati nella sua stessa carne,
che lo tengono sospeso e gli consentono di alzarsi ed abbassarsi
sul cadavere. La polizia indagando sulla misteriosa scomparsa
della ragazza, collegata ad altre precedenti, riesce ad
individuare il carnefice. Costui piomba in uno stato catatonico
e gli agenti non possono interrogarlo per sapere dove e
segregata la ragazza. La tensione aumenta e se non si interviene
in tempo si compirà automaticamente un altro sacrificio umano.
La ”cavia”, intanto, sta esibendo in poco tempo tutti i
comportamenti tipidi di un internamento coatto. Prima cerca una
via di fuga, poi comincia a piangere, urlare, battere i pugni
contro le pareti per I’impotenza e la rabbia, poi comincia a
misurare con i propri passi la cella, sguardo vuoto, corpo
curvo, come per sopraggiunta rassegnazione. II fatto che ogni
tanto si azioni automaticamente la sommersione d’acqua della
cella, riattiva nella cavia umana ora la reazione rabbiosa, ora
quella rassegnata, anche perché il corpo, snervato dalle
continue tensioni, e sempre più debole.
L’unico modo per salvarla e I’intervento
della donna che esplora le menti, che insinuandosi nella mente
del folle potrebbe scoprire dove e tenuta la prigioniera in
tempo utile per salvarla. Questa volta la viaggiatrice non deve
esplorare la mente di un bambino, ma quella di un criminale
capace di ogni efferatezza. Impavida si butta a capo- fitto in
questo mostruoso mondo onirico e incontra un bambino impaurito
che subisce ripetute violenze dal padre. La donna vuole
prendersi cura di lui, ma e sopraffatta dalI’uomo che la
irretisce e la rende incapace di azione. II rischio e enorme: la
donna potrebbe rimanere invischiata in quella dimensione e non
uscirne mai più. Un bravo detective capisce quel che sta
accadendo e si insinua anche lui nella mente dell’uomo con il
doppio fine di salvare la viaggiatrice dell’inconscio e di
scoprire dove e tenuta la prigioniera. Riuscirà nei suoi intenti, ma la donna contro il parere di tutti si
ritufferà in quel terribile mondo onirico per distruggere la
fonte di tanta violenza. Questa seconda storia e un po’ meno
interessante e più pericolosa per gli spunti che suggerisce: il
pazzo che uccide e uno stereotipo fin troppo presente
nell’immaginario sociale per essere ulteriormente rafforzato. |
|

Fanciulle tahitiane con fiori di mango (em 94 x 72,2) - New York,
Metropolitan Museum (colL W. C. Osborn), Paul Gauguin, 1899. In
queste ”offerenti” la verità naturale si unisce ad un
significato simbolico: la candida immagine dell’incolpevole
bellezza delle due donne diventa la raffigurazione di una
vitalità primordiale, pura e felice, che rasserena lo spirito
dello spettatore. I volti solari e fieri suscitano note di
pacata serenità; sembra che il tempo si sia fermato e l’ansia
sia lontana anni luce.
|
|
Il
mondo della follia
a
cinema e in televisione
The Cell
Una donna, forse psichiatra, lavora in una
clinica in cui si effettuano insoliti esperimenti: curare le
persone, soprattutto bambini, affetti da disagio psichico,
introducendosi letteralmente nelle loro menti, esplorandole al
fine di trovare il ”guasto”, I’elemento dolente rispetto
al quale il soggetto si e fermato. La soluzione e ancora quella
prospettata nei vecchi films hollywoodiani degli anni
’50-’60: trovare il tassello mancante nella memoria del
paziente o rimuovere il blocco patogeno vuol dire guarire.
Questa volta pero I’operazione di scavo e ricomposizione,
inserita in una cornice fantascientifica, non sortisce effetti
positivi. II fascino onirico di ”The cell” si avvale di una
bellissima fotografia e di paesaggi plastici, quasi
pubblicitari, seduce lo spettato- re e lo conduce nei meandri
della mente di un bambino affetto da disturbo della
comunicazione e della relazione con I’esterno. In uno spazio
enorme, desertico, c’e un bambino un po’ ”magico”,
seduto. Arriva la signora buona, che vuole giocare con lui con
un piccolo aeroplano. Ma il gioco ogni volta si interrompe
improvvisamente.
La temeraria e dolcissima viaggiatrice dell’inconscio ama il
suo lavoro, adora in particolare quel bambino e ce la mette
tutta per aiutarlo. Forse prima o poi ce la farà. Questo
rapporto ci dice molto sulla relazione terapeuta-paziente, sul
prendersi cura, sul ruolo di maternage che alcune volte ha il terapeuta, sul grado d
coinvolgimento emotivo, sull’esplorazione di un mondo di
significato diverso e sulle reali possibilità di intervento.
Parallelamente si articola un’altra storia che ricongiunge
alla prima con la figura chiave della donna e della sua attivita
Un uomo, schizofrenico paranoide, ha elaborato un sistema
automatico ed irreversibile di distruzione lenta e crudele della
vittima designata, in genere una giovane donna.
|