Gennaro Mari

Scritto nel maggio 1994:
E CHI E' GENNARO MARI?


Un artista? No! Figlio di artisti? No! E cosa ci fa in questo sito che riporta tante cime torresi? Egli è qui solo per un desiderio di trasgressione del sottoscritto che tutta la vita ha aborrito, quasi con bigottismo, peculati, concussioni, clientelismi. Ma questa volta ha voluto fare il suo "abuso in atti di ufficio", scoprendo che vi è un certo piacere nella malversazione e nella prevaricazione anche se nella venialità, come dire, di un modesto atto di clientelismo.
Si dice: La gente chiama avari i tirchi solo perché non se ne può ricavare niente. Oppure: Si è di sinistra perché non si è nella "posizione" di quelli di destra. Insomma gridiamo: "Alla gogna!", "Peccato!" quando ci è precluso di prevaricare? Ma già sento il rimorso della trasgressione, intanto la metto sull'umanistico, sul francescano, dico subito retoricamente che ogni essere umano ha il suo valore, al di là delle capacità artistiche, sociali, etcetera, perché, sappiamo, che ogni torrese con un'etichetta, è migliore del collega, in assoluto.
Ma dove ricercare questo nostro bisogno spasmodico di essere i primi di settore? Probabilmente in un "buco nero" che ci portiamo dentro. La cosa è di stampo planetario? Certo, ma mi sa che a Torre ne siamo i portabandiera.
Ma bando alle ciarle ed accogliamo il nostro ospite. E, credete, più mani davanti di queste non ho saputo mettere per tappare la bocca al maldicente.
Gennaro Mari è nato ad Angri (SA) che la gente conosce solo perché da qui si accede al Valico di Chiunzi dove impera una certa "accoglienza culinaria".
Figlio di Luigi 'o Campusantiero, alias Tavolafranca, per gli amici Capa 'e lignamma; insomma il padre faceva il falegname prima, il custode del Camposanto di Angri, dopo. Gennaro Mari, come molti proletari di origine contadina faceva a pugni con l'alfabeto, ma il senso della sopravvivenza lo spinse a fare l'apprendista sarto, poi il falegname, quindi il muratore, ma non ho mai capito perché invece di manipolare mattoni gli facevano inchiodare "gabbiette" della frutta, non solo, ma doveva riempirle e trasportare con un carretto trainato da un ronzino.
All'età di 15 anni imparò l'arte della panificazione. A 17 fece il muratore, e pure qui, passando di grado si trovò stranamente ad inscatolare pomodori ed ortaggi nel settore conserviero della zona.
Nel 1940 fu chiamato di leva in Aviazione a Torino. Si offrì volontario per l'Albania. Sbarcò presto a Durazzo, zona di occupazione. Da Durazzo a Tirana in un deposito di carburante. Sempre volontario saltò in Grecia per sgombrare una polveriera inglese a Corfù. Da Corfù all'aeroporto di Cattaro nell'ex Jugoslavia. Per evitare la totale rappresaglia tedesca diversi soldati furono sorteggiati per il ritorno in Patria. Ebbene, se nel berretto di quell'ufficiale non veniva pescato il nome di mio padre oggi questo sito non sarebbe esistito.
I soldati quindi giunsero all'aeroporto di Bari, poi a Capodichino, e a Portici, aggregati all'aviazione inglese. Occorrevano 10 volontari al "Bottazzi" di Torre del Greco dove operavano gli inglesi, quindi rimase a Torre del Greco come sentinella. Il 1944 si ammogliò con una ragazzina torrese di 17 anni. Certa Francesca Argenio, mia madre. Si congedò un anno dopo, 1945, quando nacqui.

                                               Luigi Mari



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Nonno Gennaro
Oi ildelle  altrettanto i suoceri che in alcuni casi si chiamano con i cenni del capo o altri gesti.



1953 - Da sinistra, dietro: Zia Rosa, Gennaro Mari (mio padre), Raiola Severina (la nonna materna). Avanti: Francesca Argenio (mia madre) Gabriele Mari (mio fratello), Luigi Mari (il sottoscritto). Altri due fratelli sono nati dopo questa foto.



Il "nonno" nel 1943, durante la guerra